La floricoltura a Terlizzi: cenni storici

Tutto nasce intorno agli anni cinquanta del secolo appena trascorso quando alcuni pionieri, riconvertirono i propri orti in variopinti poderi.  Furono i garofani, nelle diverse varietà, “pezzature”  e colori, a farla da padrone: con marcia inarrestabile conquistarono, complice il mercato che ne fece un prodotto di largo consumo, sempre maggiori terreni di coltura.
Nel 1967 Terlizzi contava una superficie coltivata a fiori di circa 85 ettari: di questi 60 a pien’aria, il rimanente coperti a serre. Il fatturato annuo si aggirava intorno ai 400/500 milioni.
Da quelle prime esperienza di strada ne è stata fatta e da colture strettamente legate alla stagionalità, si è passati alle colture in serra. Queste ultime, agli esordi fatte con travicelli di legno e coperture di teli di plastica trasparente, sono ora tra le realtà più tecnologicamente avanzate, informatizzate e dotate di impianti di riscaldamento, illuminazione e concimazione. Dalla coltivazione improvvisata dei primi tempi, a prevalente conduzione familiare e con predilezione per poche specie (soprattutto garofani e gladioli), si è passati, infatti, a colture sempre più diversificate per qualità, quantità, tempi di produzione. Un impulso determinante alla crescita degli operatori e del comparto, fu data oltre che dai sempre più frequenti corsi di formazione, anche dall’istituzione, a metà degli anni Sessanta del secolo scorso, della Scuola Sperimentale di Floricoltura, poi Istituto Professionale per l’Agricoltura, voluta dal barone Gennaro de Gemmis nella allora famosa “tenuta” di S. Giuliano. La stessa Università di Bari, sulla spinta della realtà terlizzese, istituì presso la Facoltà di Agraria il corso di insegnamento di Floricoltura: fu il riconoscimento, atteso, dell’importanza economica assunta dal settore.
Attualmente il florovivaismo a Terlizzi può contare su oltre 460 aziende, dislocate su ben 700 ettari con fatturati di centinaia di migliaia di euro. Insomma la floricoltura è una voce importante, la più importante, dell’economia cittadina e anche delle città vicine dove le colture floricole si sono gradualmente estese.
A Terlizzi  operano nel settore della floricoltura e vivaismo, su una superficie di circa 700 ettari, con circa 460 aziende che diventano circa 600 se si considera l’area del Distretto Floricolo del Nord-Barese (comprende i comuni di Bisceglie, Bitonto, Giovinazzo, Molfetta, Ruvo di Puglia con capo fila proprio Terlizzi).
Si coltivano quasi tutte le specie per fiori recisi: rose, gerbere, mazzetteria (crisantemi, garofanini, aster, calendule, gelosia, matthiola), bulbose rizomatose e tuberose (tulipani, narcisi, mughetto, calle, ranuncoli, strelitzia, anthurium, gladioli, poeonie, fresie, curcuma, alstroemeria, anemoni, iris, lilium, agapanthus).
Per le fronde decorative: ficus, asparagus, nephrolepis (felce), forsythia, gypsophila, prunus, limonium.
Per le piante fiorite: gerani, gelsomino, ciclamini, ortensie, spatiphilium, plumbaco, camelie, primule, viburno fiorito, bouganvillea, begonie, gardenie, azalee, ecc..
Per i rami fioriti si coltivano mimose, pesco da fiore, ginestre.
Notevole la produzione, per quantità e qualità, delle piante da appartamento: ficus, felce, pothos, croton, dracaena, philodendron, dieffenbachia, kentia, yucca, cocco, ecc.
Sempre più presente anche la produzione di piante aromatiche.

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